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Da quando non ci siete, di Stefano Bianchi, edito da Fara e prefato da Alessandro Ramberti

Da quando non ci siete, di Stefano Bianchi, edito da Fara e prefato da Alessandro Ramberti

Da quando non ci siete – Stefano Bianchi – Fara – Pagg. 80 – ISBN 978-88-9293-095-7 – Euro 7



Prefazione


Ma lo senti il mattino che ti chiama?”


Ciò che poteva essere e ciò che è stato

Tendono a un solo fine che è sempre presente.

(T.S. Eliot, Burnt Norton, in Quattro quartetti, Garzanti 1979)


State per leggere un libro di grande intensità. L'uso magistrale dei correlativi oggettivi, così come la visione del passato come perdita ricuperata dalla memoria e del futuro come tensione che si attuano (passato e futuro) solo nel momento presente, certo elusivo eppure misteriosamente, sensorialmente reale, ci ricordano la poetica del grandissimo Eliot. Stefano Bianchi ha un linguaggio più quotidiano, ma di una forza che attrae il già e il non ancora, trasmettendoci una carica emotiva ricca di verità.

Le immagini che ci vengono offerte scavalcano subito la retina ed eccitano in modo discreto e al contempo incisivo le nostre fibre più intime e ci trasportano a fondo dentro noi stessi, nelle nostre zone d'ombra e in quelle luminose dei ricordi, e dentro il f lusso della realtà che ci circonda:


È in un momento o poco a poco / che si perde di vista il tempo? / Fuori nevica e non la ricordo / l'ultima neve da innamorati. (p. 26)


La sabbia rende un guanto / di chissà quale mano, / il giorno saluta, / ti abbraccia di ombre nella sera / e se ne va. (p. 44)


È la forza gentile e dirompente della poesia, che sa distillare da un vissuto complicato e sofferto suo­ni avvolgenti, grida sommesse e squarci di amore:


Voglio portartelo a casa / questo sole di domenica / lasciartelo accanto / ai bordi del letto / a farti compagnia … (p. 17)


Il mio grazie / lo lascio al vento, che lui sa dove portarlo. / Lo poserà nel punto esatto / perché una mano sconosciuta lo raccolga / e lo conservi. (p. 56)


Oggi l'acqua è un mare di gabbiani ed altri uccelli / fan la spola tra il pontile di legno e le onde / che nascondono pesci morti // vita // avvezzi ed incuranti di uomini e bimbi / irraggiungibili / come natura che fa il suo corso … (p. 58)


Ecco, Stefano ci parla di casa, di sole, di letto, di vento, di mare, di affetti… cose essenziali alla vita, e fa cantare quel grumo di sentimenti, quel nodo di relazioni, quel ponte di fiato e di sangue fra passato e futuro, tra il fanciullino e l'adulto che è l'essere umano. Se gli accadimenti non sempre ci sono favorevoli, se lutti e rovesci sembrano schiac­ciarci e inondarci di malinconia, possiamo trova­re in un sorriso, nei bagliori infiniti della natura, nel gesto inatteso di attenzione, nell'autoironia (p. 34)… un appiglio per dare alla bellezza una chan­ce di attraversare, con poesia, il magma del male:


Son le mille scaglie scintillanti / che fa il sole, / sparse a piene mani come stelle / sul mare fermo e silenzioso, / a farmi vivo. (p. 72)


Alessandro Ramberti